Arrivederci, Helenia

7 novembre 2019

Ciao Helenia, dolce amica, siamo sconvolti per la tua scomparsa e per questa tragedia immane. Non ti dimenticheremo mai, con il tuo sorriso coinvolgente e generoso sei diventata parte di questa sgangherata famiglia e per sempre lo sarai. Non possiamo spiegare quanto ci mancherai, ma in fondo le parole in questi casi servono a poco.
Ci mancherà lavorare insieme in maniche corte, sotto la pioggia, ci mancheranno le nostre discussioni sul terrazzo, le pause sigaretta, i tuoi occhi blu, la tua testa matta, la tua allegria contagiosa.

Oggi ci aggrappiamo ai pezzi di vita trascorsi con te e li teniamo ben stretti, perché è impossibile accettare la tua scomparsa. Vogliamo ricordarti così, con questo video dello scorso anno, quando ci siamo incontrate per la prima volta 
Arrivederci, amica. Ora sei con Alfred, Macchia, Leo, Ursus e tutti gli altri.

“ED E’ SOLO AMORE SE AMORE SAI DARE”

 

Benvenuto ad Ippoasi, Grigio!

Vogliamo presentarvi l’ultimo arrivato al Rifugio, il Grigio, un dolce meticcio che da circa due settimane è diventato il nuovo compagno di Ambra e Desmond.

Il Grigio è originario della Romania. Viveva libero e si aggirava spesso all’interno del cantiere di un’azienda italiana. Quando la persona che lo aiutava a procurarsi del cibo è morta davanti a lui, il Grigio ha cercato in tutti i modi di impedire che la sua salma venisse portata via, rischiando seriamente di essere accalappiato.

Grazie all’aiuto di una signora impiegata al cantiere che lo ha accolto in stallo a casa sua, il Grigio ha evitato reclusione e morte, ma a causa di alcune difficoltà che sono subentrate dopo qualche tempo, è stata organizzata una staffetta per condurlo in un parco canile italiano, nell’attesa di trovargli un’adozione.

Quando abbiamo incontrato il Grigio abbiamo deciso che non lo avremmo più lasciato: è venuto quindi a vivere con noi, al Rifugio, dove ha conosciuto Ambra, Desmond e tutti gli animali. Grigio adora lanciarsi in corse pazze, è pieno di una gioia incontenibile e si sta ambientando senza troppi problemi alla sua nuova vita. Se Desmond è ancora un po’ restio ad interagire con lui, Ambra lo sta coinvolgendo negli spensierati giochi mattutini nel recinto dei cani.

Buona vita, caro amico. <3

 

Addio, Macchia

Questa foto ritrae Macchia insieme con suo figlio Ercolino e risale ormai a diversi anni fa. Mentre la cercavamo tra le centinaia di scatti abbiamo riflettuto sulla quantità incredibile di incontri e di legami che si sono intrecciati intensamente in questi anni.

Macchia non c’è più. Ha lasciato questo mondo, noi, suo figlio e tutto il suo branco. Macchia aveva presumibilmente circa 20 anni, non ne siamo certe perché non conosciamo precisamente la sua data di nascita. È la terza mucca, dopo Luna e Terra, che salutiamo.
Macchia era incredibilmente provata dal tempo e dall’utilizzo al quale in passato è stato sottoposto il suo corpo. Già da quando è arrivata per la prima volta al rifugio Macchia aveva mammelle malate, a causa della mungitura continua per rubarle il latte. Latte destinato ai suoi figli, che però non ha avuto mai l’opportunità di crescere. Nessuno, eccetto Ercolino. Un mastodontico bue che fino alla fine le è stato accanto. Anche oggi che è grande e grosso, Ercolino è il bambino di Macchia.

Entrambi sono stati salvati dalla macellazione per il rotto della cuffia e sono arrivati ad Ippoasi nel 2013. Prima di essere destinati a morte certa vivevano in una piccola comunità montana dove Macchia veniva munta a mano, alla faccia del “latte felice” e del riduzionismo che a quanto pare tanto piace.
Da qualche giorno Macchia non riusciva più a rimettersi in piedi, nemmeno se aiutata da noi con la struttura e viveva quindi in un recinto separato, dove potevamo tenerla monitorata, accudirla e farla stare tranquilla. In questi giorni l’abbiamo viziata con qualche succosa verdura, l’abbiamo abbracciata, l’abbiamo baciata, le abbiamo sussurrato i nostri pensieri all’orecchio, perché sentivamo che il momento di salutarci si stava avvicinando. Le abbiamo ricordato tutto il nostro amore, anche se non ce n’è bisogno, perché lei -loro – lo sanno.

Qualche notte fa, mentre facevamo un giro di controllo alla rete, l’abbiamo sorpresa mentre ruminava sotto la luce della luna. Nel suo sguardo beato c’era tutta la serenità di un individuo libero, consapevole e in pace.

Il giorno in cui Macchia è morta, avevamo fatto entrare Ercolino nel recinto con lei. Hanno trascorso tutta la mattina insieme, poi Ercolino è uscito e si è ricongiunto al branco. Non potevamo immaginarlo, ma poche ore dopo Macchia se n’è andata, nel sonno. L’abbiamo trovata rannicchiata al sole, sotto agli alberi, proprio come quando dormiva. Macchia ci ha insegnato tanto. Alcune di noi, dopo aver conosciuto lei e la sua storia, sono diventate vegane e antispeciste e hanno cominciato un percorso che non si sta ancora fermando, ma cresce e continua qui, al rifugio. Macchia ha baciato, commosso, incontrato, toccato, sfiorato migliaia di persone umane e non, con la sua gentilezza, la sua pacatezza, il suo sguardo mite. Sarebbe inutile elencare i ricordi insieme, perché sono troppi, e sono troppo potenti. Li custodiremo nel nostro cuore e forse tra qualche tempo saremo capaci di raccontarceli, di sorriderci su, di gioire per il nostro tempo assieme.

E mentre oggi ci chiedevamo se fosse più giusto essere felici e sollevati per lei o tristi e sconsolate per noi ed Ercolino, il mondo là fuori ha squarciato i nostri pensieri, con le solite prassi sanitarie da rispettare. Per il mondo là fuori Macchia è ancora un corpo che non conta, una carcassa come un’altra da smaltire, un pezzo di carne, un distributore di latte che non funziona più.

Per noi sei e resterai sempre tu, la nostra unica e insostituibile mamma. Addio.

La storia di Paolina

Un pomeriggio di settembre, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata una segnalazione riguardante una pecora, apparentemente in fin di vita, ritrovata a Cascina (PI) nei pressi di un fosso, dove era certamente stata abbandonata dopo aver partorito. L’abbiamo recuperata e portata al sicuro al rifugio, dove è stata visitata dai nostri veterinari di fiducia. 

Paolina, così l’abbiamo chiamata, si presentava molto magra e debilitata, con una terribile mastite, delle brutte piaghe e una probabile lussazione alla zampa anteriore. Per alcune settimane Paolina ha vissuto separata dal resto degli animali rifugiati, nella zona all’interno del pollaio che chiamiamo “ospedale”, per essere costantemente monitorata e per somministrarle le dovute cure mediche. Sin dal primo momento, nonostante le condizioni disperate, è stata toccante la sua energia di vivere: ce l’abbiamo messa tutta per sostenerla senza intimorirla, rispettandola e incoraggiandola a reagire.

Durante le settimane di degenza e quiete, Paolina si è ripresa la sua vita, il suo corpo. La mastite è passata e la zampetta migliora di giorno in giorno. Il suo esistere ad Ippoasi non sarà legato ad alcuna forma di utilizzo, mai più.

Non possiamo nemmeno immaginare tutto ciò che ha passato e che deve aver sofferto, ma sappiamo bene che d’ora in poi vivrà libera di essere sé stessa, padrona del suo tempo, in un luogo sicuro dove nessuno potrà farle del male.

Ci esplode il cuore di gioia a vederla così vitale e combattiva. Ci ritroviamo a pensare alla bruttezza del mondo, e alle persone come Paolina, quelle che ancora regalano un senso, con il loro coraggio e la loro apparentemente silenziosa resistenza.

In nome di Paolina e di ogni animale umano e non umano oppresso, oggi e sempre: CONTRO OGNI ALLEVAMENTO E CONTRO OGNI SCHIAVITU’

Alfred, per sempre con noi

“Sono nata con lo scroscio della pioggia battente. E la Morte, la Pelona, ​​mi ha subito sorriso, danzando intorno al mio letto. Ho vissuto da sepolta ancora in vita, prigioniera di un corpo che agognava la morte e si aggrappava alla vita “. Frida Kahlo

Alfredo si è aggrappato alla vita come un’anima da quando il suo cuore ha iniziato a battere. Alfred è nato in un luogo di oppressione e di sofferenza, come miliardi di compagni, ma la vita gli ha riservato un destino diverso,  lo ha reso un miracolo vivente. A causa di un grave trauma alla schiena, l’allevatore ha accettato di liberarsene, mettendolo nel palio come premio di una lotteria all’età di tre mesi circa: d ‘altronde epoca Alfred oggetto, cosa, bene di consumo.

Fortunatamente le persone che lo hanno “vinto” hanno contattato un’associazione della zona per metterlo in salvo. È stato ospitato fino all’età di circa un anno in una sicura e nel 2012 è approdato ad Ippoasi .

Descrivere Alfred a chi non lo ha conosciuto personalmente non è semplice: Alfredo ha lottato per tutta la sua esistenza contro il proprio corpo martoriato, ha combattuto con la Gioia di chi è che la vita che sta assaporando è un miracolo assoluto . Peggiorava ulteriormente, lui affrontava il cambiamento con la tenacia rabbiosa e ostinata che lo contraddistingueva. 
Dopo aver perso la capacità di usare le zampe posteriori per sorreggersi, Alfred ha imparato una vita trascinandosi solo su quelle anteriori.

Vieni a sapere un prezzo per ogni centimetro di terra percorsa? In questi ultimi anni Alfred ha combattuto con tutto se stesso e non ha mai rinunciato a nulla: ha stretto legami e profondi di amicizia e fratellanza interspecifica, ha fatto centinaia di bagni nella pozza, ha dormito nel solo mezzo del grande recinto , ha goduto di fango, aria, pioggia, sapori e profumi, ha visto andarsene Luna, Terra, Brio, Giulia, Bobo, Mau, ha urlato alla Pelona, ​​alla Morte, e l’ha spaventata così tanto da tenerla lontana.

Ippoasi è stato, è e sarà sempre un vero luogo di resistenza e lotta grazie a persone come Alfred, protagonisti autodeterminati, reduci, rifugiati, combatt enti che magari solo noi ricorderemo.

Alfred, ma è anche solo un tentativo per spiegare, è impossibile raccontare le migliaia di ricordi.