IL RIFUGIO DELLA BUBI

Il Rifugio della Bubi nasce dal percorso di vita di due persone davvero speciali, Franca e Claus, che ad un certo punto si è incrociato con quello del progetto Ippoasi.

Franca ci racconta tutto dall’inizio:
“Claus, il mio compagno, è tedesco ma vive in Italia da 20 anni.
Dopo aver appreso un po’ d’arte circense è venuto in Italia ed è entrato a far parte del “Circo Bidone”, un piccolo circo itinerante che faceva spettacoli senza animali, ad eccezione dei cavalli,  i quali venivano usati per trainare i carrozzoni in legno che erano adibiti ad alloggi per gli artisti.
Ho conosciuto Claus nel 1991: lavoravo in un allevamento di cavalli ed ero ben lontana dal rendermi conto dello sfruttamento attuato da parte dell’uomo nei confronti di quegli animali.
Nel 1998 Claus lasciò il circo e cominciò a fare l’artista di strada, vivendo in un grande camion. Anche io decisi di lasciare il mio lavoro e andai a vivere con lui.
Imparai un po’ di giocoleria, anche se il mio pezzo forte erano i trampoli.
Abbiamo fatto per qualche anno spettacoli insieme, ma nel frattempo cominciavamo a sentire l’esigenza di fermarci e comprare un pezzo di terra per soddisfare sia il desiderio che avevo fin da piccola di accogliere ed ospitare animali abbandonati, sia il bisogno di Claus di mettere “radici”.

Questa era solo un’idea, che sembrava davvero lontana dal realizzarsi, finché non incontrammo la Bubi: lei fece da acceleratore.
La Bubi era una segugia con il manto rosso, gli occhi verdi e delle lunghissime orecchie vellutate, ed era pelle ed ossa. Pensavamo fosse così per la fame, invece era malata al fegato perché questo non filtrava il sangue, quindi il suo corpo era in continua intossicazione e questo lasciava alla sua vita ben poche aspettative.
Abbiamo così accelerato le ricerche di un terreno, per poterlo recintare e vederla vivere libera e non più a catena: dopo vari tentativi, trovammo un appezzamento vicino a La Sassa, un piccolo paese che dista 25 km da Cecina.
La Bubi ci lasciò dopo un anno e mezzo, rimanendo sempre nel nostro cuore.

Il vuoto doveva essere presto colmato e così arrivarono Puna e Luzzi.
Puna fu trovata cucciola, abbandonata a sé stessa e con una gamba rotta. Luzzi fu adottata dal canile…era il 2003.
Nell’estate del 2006 lavorai in un agriparco: non mi ero mai affacciata alla realtà come in quel periodo.
Nel mio immaginario un agriparco avrebbe dovuto essere una fattoria felice, dove gli animali non umani avrebbero potuto scorrazzare allegri nei prati, in compagnia di animali umani che non facessero loro alcun male. Invece no, perché in quel luogo gli ospiti venivano uccisi come da tutte le altre parti: questa dolorosa consapevolezza cambiò il mio modo di vedere la realtà che mi circondava.
Fui invitata ad andarmene quando mi opposi senza successo all’uccisione di un capretto. Lasciai il lavoro e mi portai a casa degli amici: Mimi e Luca, due maiali che di lì a poco sarebbero stati macellati. In seguito arrivarono Meo e Lea.
Nel frattempo, col trascorrere degli anni, io e Claus abbiamo fatto un bel percorso personale: da onnivori siamo diventati vegetariani e in seguito vegani.

Arrivò presto la svolta. Nel 2013 abbiamo scoperto l’esistenza di Ippoasi, un Santuario per animali salvati da varie situazioni di sfruttamento e maltrattamento.
I volontar*, tra le altre cose, ci raccontarono che c’erano in continuo richieste di accogliere animali in difficoltà e che da loro incominciava a diventare complicato per mancanza di spazio.
Dopo l’arrivo dei maiali in noi era cresciuto il desiderio di ospitare altri animali, ma ci trattenevamo in quanto non avevamo sufficienti risorse per mantenerli. Per questo e per la voglia di partecipare a qualcosa di veramente speciale, ci è venuta l’idea di mettere a disposizione di Ippoasi il nostro terreno.
Così è stato.
A Natale del 2014 è stato fatto un sopralluogo e dopo un anno servito a far fiorire questo progetto, finalmente nelle ultime settimane del 2015 sono iniziati i lavori (pulizia del terreno tramite trinciatura di arbusti e rovi, traccia per interrare la rete, posizionamento dei pali e infine, con l’aiuto di un gruppo di volontari giunti da Ippoasi, anche il posizionamento della rete).
Sempre durante quei giorni è arrivato Giulio, il caprone, e a seguire la sua amica Clara, una capretta dal carattere piuttosto deciso, tanto che appena ambientatasi ha già messo tutti in riga: comanda lei!
Vogliamo aggiungere al nostro racconto che siamo profondamente ORGOGLIOSI di aver avuto questa idea e siamo GRATI che questa sia stata presa in considerazione dagli amici di IPPOASI.

IL RIFUGIO DELLA BUBI. Abbiamo deciso di chiamare così questo progetto e questo luogo: così perché è proprio grazie a lei che ha avuto inizio questa avventura.”

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