Addio Antonia, minuscolo corpo di eroina che si erge su un mondo senza pietà.
 
Ci hai resi orgogliosi di essere umani, perché il tuo atto di istintivo coraggio ha dato la possibilità a qualcuna di esprimere una solidarietà talmente potente da abbattere tutti i confini di specie. Ci mancherai, compagna, sorella, giovane amica.
 
Antonia ci ha lasciati, all’età di circa tre anni, a causa di un prolasso dell’ovidotto. Prima di lanciarsi giù da un camion per il trasporto del pollame, di essere aiutata da alcune ragazze ferme all’autogrill, prima di arrivare ad Ippoasi, Antonia era una delle miliardi di galline selezionate per divenire null’altro che produttrici e prodotti. Un corpo che non conta, come infiniti altri. Eppure, quanto coraggio, quanto ardore, quanto desiderio di vivere con gioia può contenere un corpo che non conta?
 
Antonia ha lasciato questo mondo in un giorno di sole, si è spenta in un letto di fieno mentre attorno a lei gli uccelli cantavano e i rami degli alberi fremevamo per i primi venti primaverili. L’abbiamo circondata di fiori e abbiamo detto addio al suo corpo. Solo a quello perché Antonia non la dimenticheremo mai. Antonia è un simbolo, un pensiero di resistenza, un ricordo di solidarietà. Antonia vivrà nelle parole di tutt+ coloro che parleranno ancora di lei, in chi racconterà la sua storia, vivrà nei nostri pensieri di gioia, nella nostra esigenza di liberazione totale.
 
Arrivederci Antonia, e grazie di averci ricordato che siamo animali tutt* e in quanto tale vogliamo vivere “Selvaggi. Fieri. Insieme. Liberi” 
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